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La storia della mentina

April 28, 2010

La storia della mentina

di Cosimo K

 

 

caprifico

Caprifico

Mi piaceva il calcio. Anzi, ad essere più precisi, ci andavo pazzo. Me lo sognavo la notte e ci giocavo di giorno. Qualche volta marinavo anche la scuola per fare qualche partitella. Non ero un mostro, ma quando entravo in campo facevo la mia bella figura. Avevo appena undici anni ma mi facevo valere anche con i vecchi bacucchi del liceo, gente che viaggiava sui quattordici, quindici.

Avevo la mia squadretta di mocciosi e ci allenavamo più o meno tutti i pomeriggi dopo la scuola. Lo facevamo proprio sulla strada dove abitavamo. A quei tempi, nel paese, di macchine se ne vedevano poche e noi potevamo fare la nostra mezz’ora di partita in santa pace. Facevamo le porte, mettendo per terra le nostre giacche, e poi cominciavamo a giocare. Correvamo come pazzi, anche se a dire il vero, davamo più calci sugli stinchi che al pallone. E poi litigavamo soprattutto. Non eravamo mai d’accordo su nulla e ogni piccolo fallo diventava un calcio di rigore. Spesso volava anche qualche schiaffo, ma poi tutto si risolveva, perchè quello che volevamo veramente era giocare. Riprendevamo quindi a correre, a spingere e a calciare. Era una cosa di tutti i giorni, ormai, e sapevamo come affrontarla. Eravamo esperti del calcio senza regole e senza arbitri. Dei bambini prodigio a dire il vero.

Ad una cosa, però, non riuscivamo a trovare rimedio. Era la Nunna Ntina, la vecchia signora che abitava proprio là dove giocavamo. Una signora dolce e tutto quanto, ma una gran rompiscatole, bisognava dire. Le cose, per farla breve, andavano così. La porta si apriva, e la minuscola vecchina gridava: – Andrea!!! Oppure, Marco!!! O, Eupremio!!!” – E tu, allora, ti fermavi impietrito e sapevi che per una ventina di minuti la tua partita si sarebbe fermata. Andavi mogio mogio verso di lei e ascoltavi la solita richiesta: – Un panino all’olio…e una puccia anche. Tieni i soldi!! – E ti dava duecento lire. Tu prendevi i soldi e ti mettevi a correre più veloce che potevi per poter tornare a giocare. Quanto a pensare di non farlo, non c’era proprio da pensarlo. Per i nostri genitori era un nostro dovere di bambini ubbidire ai vecchi, anche a quelli più rompiscatole come la Nunna Ntina. Quando arrivavi finalmente dal panettiere, compravi panino e puccia e come un fulmine tornavi alla base. Allora accadeva la cosa più buffa. La Nunna Ntina ti faceva entrare nella sala d’ingresso e ti diceva di aspettare. Poi lentamente andava verso il comò, apriva un cassetto, tirava fuori un fazzoletto arrotolato e prendeva qualcosa. Poi veniva verso di te, con la mano chiusa e ti diceva: – Un regalino, te lo sei proprio meritato! Tu allora facevi la faccia sorpresa, ma in realtà sapevi cos’era e tutto quanto. Lei apriva la mano e ti porgeva i due minuscoli oggetti bianchi. Ragazzi, so che non potete crederci, ma le cose andavano proprio così. Erano due piccole mentine TicTac da cinquanta lire al pacchetto!
Tutto quel sudare per niente. Due minuscole mentine TicTac.


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