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Il re e il povero garofano

May 10, 2010

Il re e il povero garofano

di Avni Er

© Petra Soor


C’era una volta un imperatore chiamato da tutti “Grande mangiatore di crakers”, perchè amava gustarli in ogni ora del giorno. Un giorno rischiò di soffocare per l’ingordigia, ma non morì. Il suo regno era esteso su gran parte della terra e tutti i popoli lo temevano perchè era famosa la sua ferocia: infatti era un tiranno. Dichiarava guerra a chi non accettava le sue regole e rubava ogni proprietà che non gli apparteneva portandola nel suo regno. Dovunque lui passava non cresceva l’erba! In un posto lontano viveva, con suo figlio, un uomo poverissimo ma felice: la loro casa era una baracca. Era molto amato dal suo popolo perchè ogni sua cosa la divideva con i suoi fratelli. Era un uomo molto saggio dalla barba bianca, era buono e parlava di libertà e di uguaglianza. Il suo motto era: “Uomini oppressi unitevi! Quando sentì che stava avvicinandosi l’ora della sua morte chiese al figlio una promessa: “Sulla mia tomba, figlio caro, devi piantare tanti garofani!” Quando morì, suo figlio mantenne la promessa fatta al padre saggio. I garofani crebbero e divennero tanto folti che il giovane ne tagliò alcuni e li portò in casa. Li depose in un grande vaso e mentre li sistemava si accorse che emanavano un profumo buonissimo che non aveva mai sentito e si accorse che le foglie si erano trasformate in tante monete d’oro. Non poteva credere ai suoi occhi. Nei giorni seguenti i garofani sulla tomba continuavano a fiorire e in pochi giorni il giovane divenne ricco. Così come gli aveva insegnato il padre divise la sua fortuna con tutto il suo popolo. L’imperatore mangiatore di crakers venne ben presto a sapere di questa ricchezza. Si adirò perchè non poteva accettare un concorrente sulla terra più famoso di lui. Nessuno poteva diventare ricco senza il suo permesso. Così mandò il suo potente esrcito a perquisire tutti i garofani di quella terra per averli tutti nel suo regno. I militari raccolsero tanti sacchi pieni di garofani e li portarono al loro imperatore. Quando le guardie rovesciarono a terra il contenuto dei sacchi si senti nell’aria immediatamente un orribile odore di marcio e fuoriuscirono migliaia di mosche nere che volarono nell’aria. L’imperatore cattivo si adirò in modo violento e ordinò di riportare indietro i sacchi maleodoranti pieni di mosche nere. Ma non appena i sacchi tornarono nella loro terra di origine divennero pieni di garofani profumati dalle foglie d’oro. Da allora l’imperatore non derubò più nessun popolo delle proprie ricchezze. Morale della favola: derubare la ricchezza, la cultura e i valori di un popolo con il sopruso è un’ingiustizia e porta male. Spesso le cose sono belle lì dove nascono, dove hanno le radici, mentre perdono valore se sradicate con la forza.


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