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Grigorios Kapsomenos

April 13, 2011

Grigorios Kapsomenos

di Massimiliano Boschi

Bookcase in Hereford Cathedral


A Imola ci sono finito scappando da Bologna, dove sono nato. Negli ultimi due anni, però, credo di essere stato più volte a Dusseldorf che a Bologna, nonostante sotto le due torri abiti ancora gran parte della mia famiglia. La mia casa, quella in cui mi piacerebbe stare è ora su un Reno molto più ampio. Bologna non la sopporto più, ma quando mi capitava di ritornare non potevo non passare dalla Libreria delle Moline, se all’interno vedevo Gregorio Kapsomenos, il proprietario, entravo e buttavo un’occhiata ai libri. Se era libero provavo a scambiare due chiacchiere. Mi bastava ascoltare la sua voce e vedere come stava perchè i segni della malattia erano evidenti da anni. Lui non sa nemmeno chi sono, eppure per la mia formazione culturale è stato più importante di quasi tutti i docenti della mia facoltà. Nel suo reparto libri usati, insieme ad un amico, abbiamo passato ore a selezionare opere fuori catalogo su cui discutere per notti davanti a un accumulo di bottiglie di birra vuote degne di una stazione ecologica. Le opinioni di Gregorio sui libri erano perentorie ma utilissime. Ma non era solo per questo che si andava alle “Moline”. Ci si andava perchè era un luogo “resistente”, mentre attorno la città perdeva cultura, sentimenti e si riempiva di smog, da Gregorio si poteva tornare a respirare. La zona attorno alla sua libreria era semprè più sporca e degradata, ma lui migliorava gli spazi e consigliava gli studenti, nonostante la malattia. Sua e della città. Ricordo di avere cercato un testo da Feltrinelli dopo che non lo avevo trovato da Gregorio. Il commesso della libreria mi chiese, con tono scettico, chi mi avesse parlato dell’esistenza di quel libro, quando gli risposi “Gregorio delle Moline”, fece sparire ogni forma di scetticismo e si mise a cercarlo per tutta la libreria, fino a trovarlo dove meno se l’aspettava. Se lo aveva detto Gregorio il libro esisteva. Non c’erano dubbi.
Era la gente come Gregorio, o come Roberto Morgantini, gente che veniva da fuori e si innamorava dell’atmosfera cittadina, a rendere Bologna assolutamente unica. Aperta, colta, ironica e pratica. Ora Gregorio non c’è più e la pessima Cgil bolognese ha scaricato Morgantini. I motivi per recarsi a Bologna sono ridotti al lumicino, molti di più quelli che spingono ad allontanarsi ulteriormente. Ma, per tornare a Gregorio, ripubblico qua la scheda che scrissi nel 2003 per il numero speciale “La meglio gioventù” di “Diario della settimana”. Non gli ho mai detto di averlo scritto io, era un omaggio sincero, non volevo cambiasse atteggiamento nei miei confronti dopo averlo letto. Ora purtroppo, posso “confessarlo”.

GREGORIO KAPSOMENOS

Il libraio delle “Moline”. Ha lasciato la Grecia nel 1969 (non gli piacevano i colonnelli), ed è venuto in Italia per studiare ingegneria. Dopo aver svolto attività politica all’interno dei gruppi della comunità greca ha continuato a farla, a modo suo, tra i libri. Nel 1974 molti suoi compagni sono tornati in patria, lui è rimasto, prima lavorando nelle librerie di altri, poi aprendone una sua. E’ probabilmente la massima autorità cittadina per quel che riguarda l’editoria. Non si sa bene come faccia, ma i libri introvabili, fuori catalogo (quelli che anche lui considera validi, magari proprio quelli che si stampavano ai tempi della meglio gioventù) riesce quasi sempre a scovarli. Non è diventato ingegnere, gli manca un esame. Per gli appassionati della “buona lettura” è meglio così.

Altri scritti che ricordano Gregorio qui

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