Skip to content

lettere dall’esilio

Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e le nostre infamie. Ugo Foscolo


___________________________________________________________________________

Lettera 29

9 Maggio 2015

Cara Monica Pepe,

questa sua analisi induce un desolante sentimento di prostrazione. È piena di inesattezze, luoghi comuni, velleitarismi. Iniziando dalla parola “postcapitalismo” che per me è parola vuota, visto che, per come immagino la intenda lei (discorso sulle nuove tecnologie, internet, proprietà intellettuale), il capitalismo è vivo e rapace più che mai e il prefisso post ne suggerirebbe il superamento dei principi fondanti, cosa lontanissima dal vero. Parli se vuole di neocapitalismo o di capitalismo digitale, ma il postcapitalismo non c’è ancora ed esiste, per quanto ne so io, solo nelle idee, per me poco convincenti, dell’economista Jeremy Rifkin e dei suoi seguaci. Anche il discorso sulla violenza lascia perplessi: “Anche se esiste e appartiene a tutti indistintamente nelle sue diverse remote origini, la violenza è sempre fascista, e non produce mai l’alternativa.” Pensa che la Rivoluzione Francese o la Liberazione d’Italia dal Nazifascismo si sarebbe data senza l’uso della violenza? Suvvia, evitiamo queste dichiarazioni di pseudo morale e restiamo nello specifico. La violenza non è solo ancestrale ma può essere calcolata e pianificata, come la storia ci insegna fin troppo bene. Da un punto di vista filosofico, condannare la violenza indistintamente è immaturo e velleitario. Il giudizio sulla violenza va storicizzato e contestualizzato e non può essere affidato semplicemente al desiderio legittimo di un mondo ideale. Il “potere” capitalista teme la violenza rivoluzionaria o rivoltosa delle masse oppresse e cerca di prevenirla, bloccarla, contenerla, reprimerla con vari metodi: tra questi la violenza poliziesca, ma anche il moralismo delle classi dominanti e la macchina del consenso di cui il moralismo ne è efficace motore. Il potere (lo intenda al plurale naturalmente), grazie al moralismo, esercitato come condanna soprattutto sui piccoli gruppi autonomi, crea (in questo le do ragione) consenso e svuota, agli occhi del conformista, le ragioni della protesta, ben sapendo però che la non violenza è cosa altrettanto innocua per il sistema e facilmente controllabile nelle democrazie contemporanee o postdemocrazie (come alcuni ormai a ragione teorizzano). Quali manifestazioni pacifiche negli ultimi anni hanno cambiato in modo rilevante le politiche governative degli stati nazionali? Pochissime o nessuna, mi sento di sostenere. Unirsi dunque, anche se con le risapute differenze, al coro dei moralisti di Stato, come fa lei, L. Fazio, C.  Raimo, è una bella musica per le orecchie dei reazionari e li aiuta nel quotidiano lavoro di contenimento dei conflitti. Tornando alle parole poi, che spesso parlano al di là delle intenzioni di chi le scrive, come si fa a dire “la piccola Isis nostrana”? Che disinvoltura qualunquista! Che spericolatezza retorica! Le metafore dovrebbero illuminare la realtà, lei invece le usa, scorrettamente, per dare forza al suo ragionamento, mettendo tutto nello stesso calderone (macchine incendiate e uomini bruciati vivi, vetrine scassate ed esseri umani decapitati) della sua retorica pseudo ghandiana. Lei dice che “non ci sono più padri e guide morali” e anche qui sembra di sentire “generazione di sconvolti che non ha più santi nè eroi” del Vasco Rossi di Siamo solo noi. Ma se lei ritiene di voler dare un apporto ad un dibattitto di tale rilevanza, dovrebbe fare uno sforzo maggiore e cercare di andare oltre certi facili cliché. Qui si tratta di perdita dell’egemonia culturale dei “marxismi” e non di santi, eroi, padri, guide spirituali. Come dice Bifo,  questo tempo l’hanno vinto “loro” e a “noi” ci è richiesto di capirne il perché, di essere più intelligenti e meno conformisti. A chi scrive sui pubblici fogli poi, si richiede in più il rigore della lingua e dell’analisi. I banchetti “allegri e contadini” ben vengano, ma lei sa benissimo che sono poca cosa rispetto alla patinata furia del neocapitalismo. Il ferro e fuoco di Milano non cambia le cose di una virgola, se non per i pur rispettabili drammi individuali di chi ha avuto un vetro rotto o una macchina bruciata, e ancora una volta ha ragione Bifo quando lo legge come il segno di una disperazione che cresce sotto l’asfissiante cappa dell’impero, senza, al contrario di lei e di altri, come lei, dargli quella rilevanza politico-strategica, e senza soprattutto ergersi a paladino della morale di un mondo che riesce ad essere morale solo nei propri orticelli. Ecco, il problema più grande della sinistra italiana adesso, è di non sapersi più proclamarsi forza rivoluzionaria, di non avere più il coraggio di andare oltre il conformismo e il moralismo delle classi dominanti.

Con cordialità,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 28

3 Maggio 2015

Se non ti è dato di costruire, ti è dato di distruggere. Quelli che mettono a ferro e fuoco le Milano dell’Italia capitalista e cialtrona, sono gli stessi che imbrattano i muri di tutte le città italiane e che menano una vita senza scopo e senza futuro. Lasciano un segno nell’unico modo che gli è concesso: distruggere o autodistruggersi. Chiamarli idioti, delinquenti, teppistelli, figli di papà, ti farà sentire migliore di loro, ma anche questa volta avrai perso un occasione per ragionare, continuando a vivere nella menzogna e nell’ipocrisia.

Chi semina disperazione, raccoglie fuoco.

Da un cielo grigio e un vento freddo,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 27

8 Aprile 2015

Piango, davanti allo schermo del computer: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia per tortura, e a rinnovare il male: il silenzio assordante dei nostri “uomini” di Stato.

Dall’esilio,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 26

7 Novembre 2014

Dello sguardo critico si è persa perfino la memoria. Le parole, svuotate, vagano. Resiste l’Italia del caffè e del calore umano, e degli occhi che capiscono altri occhi. Il conformismo è la miseria del paese. Piccoli uomini e piccole donne ripetono il nulla fino alla noia.

Da Albione, con la parola “sorry” nella mano sinistra,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 25

5 Febbraio 2014

La democrazia capitalista in Italia è stata tremolante sempre e per molti aspetti in continuità col fascismo: Portella della Ginestra, Gladio, le bombe, la legge Mammì, la “discesa in campo”, la Diaz. Le istituzioni sono state spesso conniventi con tentazioni e pratiche autoritarie. Il Codice Rocco ha fatto e fa ancora da sponda ai nostalgici di Dio, Patria e Famiglia. Oggi molti “democratici” paventano ipocritamente una deriva fascista nei recenti assalti fisici dei parlamentari cinque stelle ai banchi del governo. Ma in che paese hanno vissuto finora? A quale, tra i tanti fascismi italici, si riferiscono? Difendere la sacralità di un parlamento, che è stato esautorato della costituzionale prerogativa di legiferare, solo nella pura forma, non è fascista? E  come definire l’imposizione di un governo che non era stato indicato dagli elettori? Come chiamare l’uso abnorme e spudoratamente incostituzionale dei decreti legge? Se si sostiene che la sostanza senza forma democratica  è fascismo, come non dirlo della forma senza la sostanza? Si inorridisce poi, ancora più ipocritamente, di fronte al potenziale criminale dell’italiano medio, ma si dimenticano, di questa mutazione antropologica, le pesantissime responsabilità delle forze parlamentari: il berlusconismo e gli effetti devastanti sui corpi e le coscienze  sono piena responsabilità di una sinistra che, dopo aver, per  contingenze storiche, ripensamenti, paure, debolezze, divisioni, opportunismi, rinunciato alla sua natura rivoluzionaria, ha non solo colpevolmente abbandonato l’alternativa  socialista ancora possibile,  ma in ragione dell’ottusità, del narcisismo, della inettitudine e degli interessi materiali delle sue classi dirigenti, ha tradito le idee di equità e giustizia sociale a cui si ispirava e ha permesso l’occupazione ideologica delle forze reazionarie, lasciando il paese nelle mani rapaci e distruttive della peggiore classe dominante della storia repubblicana. Non c’è da scandalizzarsi, allora, se la generazione che sembra intenzionata a chiudere con il berlusconismo, abbia, essa stessa, alcuni di quei tratti di ciò che vuole  combattere; covi, in parte, dentro di sé, oscenità e violenza fasciste.

Dal buio,

Cosimo K

_________________________________________________________________________

Lettera 24

23 Agosto 2013

Da lontano. Si sta come nella stanza di isolamento di un carcerato a vita, o nella grotta di un rapito. Senza vedere possibilità di un mondo degno. Si naviga a vista. Come un naufrago aggrappato alla carcassa di una barca. Si aspetta, non aspettandosi niente di buono. L’Italia di oggi, nella sua cieca perseveranza al decadimento, è perfino peggio di quella di ieri. Il compromesso continuo è la morte di ogni futuro. Lo sente il pazzo, lo sente il rapito, l’adolescente, lo sente il carcerato, lo sento io. Si chiede un atto di coraggio, per una volta, almeno una, a chi da quelle poltrone, su cui si dorme dopo i lauti pranzi romani,  non ha mai finora mostrato di averne.

Da lontano,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 23

16 Maggio 2013

L’Unità è un giornale straordinario. Esiste, seppure non ufficializzata, una rubrica fissa contro Beppe Grillo e il M5S. Ci lavora anche un certo Jop che si occupa, a tempo pieno, di screditare i 5S attraverso i postarelli del suo blog.Viene da credere che la direzione del quotidiano abbia una considerazione bassissima dei suoi e-lettori, se pensa che attraverso questa costante campagna denigratoria, spudoratamente artificiosa e giornalisticamente goffa e elementare, possa intaccare il consenso dei 5S. Oppure è, in realtà, al soldo di Grillo e scrive di questi, volutamente miseri,  articoli  proprio per ottenere l’effetto contrario? Jop, confessa, sei un grillino!

Da nessun posto,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 22

25 Aprile 2013

L’Hermitage non si cura di niente e di nessuno. Procede con la calma di un transatlantico verso il destino finale. Ridono e applaudono i parrucconi. Nel profondo sanno che la festa è finita ma non sono avvezzi alla parola fine. È una generazione che non vuole morire.

“Onora il padre” è tutto ciò che abbiamo imparato come nazione, ma è arrivato il tempo di gridare forte che Dio non esiste. Coraggio compagni, è l’ora!

Da Albione, con la bandiera rossa.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 21

17 Aprile 2013

I funerali di chi?

United Kingdom allo scoperto: apologia del classismo e Union Jack.

Non c’è altro da aggiungere, tranne che  la morta è viva più che mai.

Da Hackney, con l’anima rossa come sempre.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 20

5 Aprile 2013

Se quel che ci resta è Signora Onestà o Meritocrazia, e le belle bandiere, nascoste nell’armadio insieme ai ritagli dell’undici giugno millenovecentottantaquattro, vengono tirate fuori  solo come cimeli di un tempo lontano che non sa più tornare, almeno non  si pronunci la parola “Rivoluzione” a vanvera. La Storia, che voi chiamate  a cinque stelle, ci farà forse diventare un paese più normale, e c’è poco da stare allegri,  ma certe parole non si toccano, perché sono parole rosse come il fuoco e come il sangue. Che poi, sotto sotto,  se l’ambasciatore delle grandi stelle plaude le stelline italiane, non c’è bisogno d’altro per spiegare di cosa si tratta.

Da Albione, con la neve e con il mal di testa.

Cosimo K

__________________________________________________________________________

Lettera 19

5 Novembre 2012

Ripercorrere. Un muro di gomma al posto della testa. La Nazione. L’idea malsana che tutto sia governabile. L’ottimismo dell’utopia genera mostri; e mostriciattoli. L’Italia delle vacche spellate. Lo ripeto. Dopo secoli. Perché non ve ne andate. Perché non ci lasciate in pace.

Da Albione,

Cosimo K

__________________________________________________________________________

Lettera 18

10 Aprile 2012

Caro lettore che passi da queste parti e non so chi sei né mai lo saprò, scrivo soltanto perché dicono che il 17 porti disgrazia e così bisogna andare avanti verso numeri più tondi: ma non ho niente da dire.

Da Couronnes e un cielo grigio acqua,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 17

15 Marzo 2012

Le facce del potere. Facce di merda. Vecchi corpi senza vita che sanno di acqua di colonia e di urina. Si alzano presto la mattina.  Si radono con cura. Si coprono. Di tessuti buoni. Vanno.  Per dimenticare che la morte è lì, dietro l’angolo. Auto blu. Parole vuote. Inconcludenti.  Capelli bianchi. Vecchi animali che quando scorreggiano si cacano addosso. Tabacco. Mentine. Carie.  Manicure. Oro. Cravatte di seta. Scarpe su misura. Vaghe letture. Vaghi pensieri. Una moglie, sempre, da qualche parte. Figli. Ralph Lauren, Lacoste.

Ah, caro Walt! Barba. Bianca. Lunga. Un bastone. Occhi. Mondo. Ti aspettiamo.
Qui. Davanti al ruscello. Di questa montagna buona.
**
Da Albione,
Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 16

15 Aprile 2011

Caro Asor Rosa,

non so se hai ragione nella sostanza, ma sicuramente hai ragione nel metodo. Ritengo improbabile che Polizia e Carabinieri possano fare fronte comune e su indicazione di quel che resta delle istituzioni democratiche congelare le camere e dare prova di “forza democratica”: ci vorrebbe quel “coraggio democratico” che né l’attuale Presidente della Repubblica né le forze di opposizione hanno finora dimostrato di avere. Ma è vero che la situazione è talmente grave che non si può più ipocritamente far finta di essere in una democrazia e tu hai fatto bene a parlare chiaro. La costante dissipazione  dei capisaldi democratici – scuola pubblica, indipendenza della magistratura e dei mezzi di comunicazione di massa, sostegno alla cultura e all’emancipazione del cittadino – ha ormai quasi esaurito il suo corso e l’oligarchia  berlusconista e il suo codazzo parlamentare è ad un passo dalla vittoria finale. E’ il momento di dirlo, anzi di gridarlo, anche per chi, negli ultimi quindici anni, per opportunismo politico, ha fatto finta di niente e si è girato dall’altra parte: tenendo conto della solita, annosa, ormai noiosa questione del “conflitto di interessi”, questo governo non può considerarsi democratico; il controllo mediatico di milioni di voti e di coscienze, con il conseguente  disastro antropologico, non ha nulla di democratico. Chi non ha il coraggio di dire questo, ora che il berlusconismo ha completamente messo a nudo la sua natura oscena,  è complice del progetto eversivo berlusconista. Chi non ha il coraggio di dire, a voce alta e ferma, che di fronte ad un tale progetto le procedure democratiche non valgono più, è complice di questo progetto. Chi non si attiva con ogni mezzo a bloccarlo, è complice di questo progetto. Chi, ostinatamente e con ipocrisia, continua ad agire facendo finta di fronteggiare un governo democraticamente eletto, è complice di questo progetto.

Da Charonne,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 15

8 Marzo 2011

C’è il sole oggi.
Lo so, non scrivo più.
Si dice che si scrive se si hanno cose da dire. Io aspetto che siano le cose a dire qualcosa.
Tutto tace. Taccio anch’io. Non c’è più niente da dire. C’è solo da fare.
Silenzio per piacere. Ogni volta che pensate di avere qualcosa di intelligente da dire, fermatevi.
Le parole giuste ci sono già: sono state dette e scritte mille volte.
State zitti adesso. Siate cervelli silenziosi. Voi dei giornali: le pagine bianche!
Le piazze: la forza! Tutti: il fuoco!
Silenzio: le cose.

Da Albione,

Cosimo K

_______________________________________________________________________

Lettera 14

20 Dicembre 2010

Il fumo alto. Il bagliore delle fiamme. Percorro la macchia con un fazzoletto sulla bocca. Non mi piace tossire. I pastori sono usciti dai modesti rifugi e hanno appiccato il fuoco. Le greggi hanno bisogno di nuovi germogli e la terra è poca. Mi siedo su una roccia. Da lontano si sentono rabbiosi i cani del padrone abbaiare. I pastori sono giovani e continuano a spargere fiamme. Urlano che senza nuova erba le greggi moriranno. Urlano altre cose. Non sento bene. “Pastori di tutto il mondo!”, mi sembra. Non sono sicuro. Forse è il vento. Chissà!

Da Charonne,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 13

11 Dicembre 2010

I parrucconi continuano ad incipriarsi mentre fuori la città brucia. Sua Maestà Camilla è colta da malore e scappa. I cialtroni di Montecitorio e Palazzo Madama ridono: la polizia fascista e proletaria li difenderà spaccando teste. I palazzi ci sono, l’inverno anche. Il 14 Dicembre ha un bel suono e il rosso non è un colore qualsiasi.

Da Albione,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 12

26 Novembre 2010

Davanti ad un cielo singolarmente azzurro si raccolgono le ultime foglie di un autunno che è ormai inverno. I vetri rotti della Millbank Tower e la protesta dei libri sono il segno. Bologna è nel cuore. Scrivere non aggiungerebbe niente.

Da Albione,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 11

11 Novembre 2010

Fa freddo. Le foglie cadono gialle, rosse. Un mare, a Victoria Park, nel giorno del fuoco ai cattolici. Camminarci sopra a centinaia strisciando i piedi per fare rumore. Remember, remember, the fifth of November,/gunpowder, treason and plot./I see no reason why gunpowder treason/ should ever be forgot. Il popolo risponde ad una coreografia collettiva. Obbedire libera da se stessi. Marciare apre il petto. La prima guerra. I papaveri all’uscita del Tube. Stiamo attenti. Ci sarà una chiamata alle armi. La bandiera dovrà essere chiara e luminosa.

Da Albione,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 10

1 Settembre 2010

Caro e-lettore,

ritorno dal viaggio clandestino vivo. Bevo un caffè sul Canal Saint Martin. Il sole è forte e brucia la fronte. Socchiudo gli occhi. L’Italia è sfatta. Questo la tiene pronta a tutto. Con il bavero alzato ho percorso i mari e i monti. I venditori di pentole hanno esaurito le scorte ma il male è fatto. I vestiti sono la parte più evidente dell’orrore. Le facce seguono macabre e senza vita. Diafane e grigie di fumo. Bicchieri di plastica vuoti. Birra cattiva. Rotta.

E’ dal deserto che nasce l’erba della rivoluzione. Le capre sanno di cosa parlo. Lo sanno i pastori che bruciano e aspettano il tenero germoglio.

Da Charonne,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 9

16 Luglio 2010

Caro Nessuno,

Ti scrivo perche ormai le parole servono a nulla e solo a te possono parlare.

Il 14 luglio è andato. La parata militare, il diluvio, i balli dei pompieri. Maximilien resiste solo nei vicoli bui ma resiste. Hausmann al ballo di Quai de Valmy c’era, in qualche modo, e per questo dopo cinque minuti sono andato via guardando l’acqua.
La rivoluzione inizia sempre con quattro gatti quindi ti chiedo cosa aspetti.
Cesare ha paura di morire e la paura dell’inevitabile produce il grottesco. I cortigiani sono all’Hermitage: si incipriano e non capiscono bene quello che succede. Anche loro non vogliono morire e la pelle la venderanno cara.
I protettori sono collaudati ma prevedibili. I garofani nei fucili sono un’alternativa ma chi saprà convincerli. Vengono da decenni di steroidi e usare il manganello li rassicura.
Tu non sai che fare, lo so. Vorresti aprire quel portone ma aspetti un segno. La notte sogni il fuoco, il giorno vaghi da un posto all’altro con una birra in mano: continui a fumare come se questo potesse salvarti ma sai che niente è più come prima. I giochi sono fatti e non c’è più alternativa. Chiudi il libro ora!

Da Charonne,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 8

23 Giugno 2010

Caro Roberto Saviano,

se c’è una cosa positiva del vivere “in esilio” di questi tempi è che si può restare facilmente lontani dall’informazione quotidiana ed evitare le intossicazioni mediatiche.
Si prende tempo, si respira.
Oggi sono tornato sui giornali dopo qualche giorno di isolamento e ho visto l’immaginetta balorda: il facile giochetto a photoshop.
Chi l’ha prodotta ha un alto concetto di se e del sé. Chi l’ha commissionata mira a facili guadagni, trasversali e diretti.

Per capire le relazioni lucrative basta che tu legga tra le righe le dichiarazioni del direttore di Max :

[Ma Saviano è stato avvertito di quello che stavate photoshoppando? «Non direttamente, abbiamo preparato l’immagine senza parlargliene. Dopo l’ha sicuramente saputo, tramite il quotidiano per cui scrive, «la Repubblica», e il suo agente Denis Santachiara. Finora, comunque, non mi ha telefonato. Davvero non so come l’abbia presa». ]

[“Diciamo che non ce l’abbiamo fatta più di sentir gente attaccare Saviano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso son state le dichiarazioni di Marco Borriello. A quel punto ci siamo detti basta”*

E’ chiaro che l’immagine non serve le proclamate intenzioni di Andrea Rossi e rimanda a ben altri livelli di interpretazione.
L’operazione è cialtronesca e fascista. Fa un uso strumentale e autoritario di una “tecnica artistica” difficile e raffinatissima: “lo scandalo”. Una “tecnica” che si può dare solo in una vita “scandalosa” e si trasforma in abominio quando se ne distacca. Tu che conosci Pasolini sai di cosa parlo.
I giornali italiani nella generalità hanno preso questa tecnica e ne hanno fatto strumento aziendale di profitto. Quello che dico non è una novita: dal corpo incarcerato di Walter Chiari, al cadavere di Pasolini alle ultime immagini di Stefano Cucchi, i giornali hanno usato il “corpo” (degli altri) per i propri fini: politici, economici, personali. L’operazione del gatto e la volpe ha caratteri di déja vu ed è espressione di una tendenza che qui raggiunge un punto di eccellenza.
Hai fatto bene tu a liquidarli con poche e chiare parole e hai fatto bene a fare le corna alla maniera di Totò. Da parte mia penso che questa gente dovrebbe tornare a fare le pubblicità della Milano da bere invece di continuare a rompere i coglioni.

Con affetto e stima.

Da Albione,
Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 7

10 Giugno 2010

Ho incontrato Elena al caffè della Hackney City Farm. Mi ha detto emozionata che è necessario resistere. Che bisogna fare qualcosa. Che quello che faccio non è abbastanza.

Il cappuccino, in tazze troppo grandi: lo guardo. La schiuma piena d’aria si riduce ad un sottilissimo velo.

Devi tornare in Italia, insiste. Cerco di spiegarle che non è facile, che la situazione presente non lo permette. Non è così, insiste.

Torno a casa. Apro le pagine internet dei giornali. Gli oscuri presagi sono ormai la realtà del paese. Concita De Gregorio invita alla Resistenza e chiede di ripartire dal 1944. Scrivo una lettera all’ Associazione Nazionale Partigiani D’Italia in cui domando i moduli d’iscrizione. Oggi l’Italia è ufficialmente sotto dittatura. L’Europa lo sappia.

Sono seduto davanti alla grande vetrata del Caffè Campania che affaccia su Columbia Road. Sta per piovere e il vento muove il grande ciliegio di fronte.

Dalla cima di Albione si vede tutto da molto lontano e l’odore del temporale è forte.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 6

31 Maggio 2010

Non è più tempo di parole di carta, ma di fuoco.
L’ imminente “legge bavaglio” dovrebbe rendere chiaro anche ai più ottimisti qual è la situazione.

Gli ultimi centri di garanzia della pluralità democratica stanno per essere spazzati via. L’Italia entra in una nuova fase della dittatura mediatica : l’azzeramento delle ultime voci del dissenso istituzionale. Con questa legge, che è il prolugamento naturale dei tagli finanziari all’ elite culturale, il berlusconismo si appropria indirettamente della restante parte dei mezzi di comunicazione di massa canonici e prepara l’ulteriore e decisivo attacco , che non tarderà a venire, all’opposizione antiberlusconista: il controllo di Internet, secondo gli ormai conosciuti e collaudati modelli dei governi cinesi o arabi.

Cio’ che si potrà fare ora, dovrà essere fatto al di là delle consuete e pacate abitudini di confronto democratico. Non è più tempo di scaramucce televisive. Ogni singola parola, ogni singola azione dovrà investirsi della estrema urgenza democratica.
La parola dittatura, che in molti non vogliono usare, dovrà essere pronunciata. Da ciò non potrà che derivarne la necessità di altre pratiche di lotta.

La Finocchiaro, leggo, se ne sta rendendo conto e propone un’occupazione delle aule parlamentari. Si faccia. Vista la costante e colpevole debolezza con cui il PD ha visto e lasciato ascendere il berlusconismo, potrebbe essere un’azione simbolo di una volontà di cambiamento, che per il momento non c’è in nessuna presa di posizione delle alte sfere del partito.
Saviano annuncia la sua disobbedienza alla legge bavaglio. Bene, ma non basta.
Aspettiamo in molti il gesto simbolico che la gravità del momento richiede: l’uscita dalla Mondadori.
Umberto Eco pronuncia a denti stretti la parola che non piace: dittatura. Bene, lo faccia ancora ma apertamente e sui giornali internazionali. La sua influenza contribuirà a svegliare il sonno dell’antifascismo europeo.

La polizia democratica : dovrà decidere da che parte stare. Genova pesa come un macigno nero, ma c’è sempre nel corso di una vita la possibilità di un riscatto. Ora è il momento.

Napolitano: trovi il coraggio di non farsi garante della dittatura berlusconista, si dimetta. Non è più il tempo dei Gruppi Universitari Fascisti, e la Resistenza è adesso.

Sono sulla cima di Albione, fredda più del solito. Vedo tutto da molto lontano e quello che vedo non mi piace.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 5

22 Aprile 2010

Dice Wu Ming, nell’ articolo Saviano, uomo libero, che quelli che combattono il sistema lo fanno dall’interno, dato che l’esterno non c’è.

Non sono sicuro di capire fino in fondo il senso dell’affermazione.

Parlo tra me, per cercare di chiarirmi le idee.

Il solito esempio: Pasolini accusato di tradimento per la decisione di scrivere sul Corriere della Sera e per viaggiare su una macchina sportiva (di lusso per l’epoca).
Le sue spiegazioni, per come le ricordo:
1) non ho scelta, sono nel sistema e le mie esigenze non prescindono dal sistema, anzi sono da esso mutuate.
2) Scrivo su un giornale borghese, perché è anche ai borghesi e ai fascisti che voglio parlare e perché mi interessa aprire un dibattito e scandalizzare. E’ nella contraddizione che si dà la mia vita di scrittore contrario al sistema.

Dentro e contro dice Wu Ming.

Io cosa penso? Comprerei anch’io una macchina sportiva se avessi i soldi?
Si, forse. Comprei qualcosa, comunque. Contraddizione umana nella società capitalistica.
Scriverei anch’io su un giornale borghese se potessi scrivere ciò che voglio?
Si. Contraddizione funzionale ad un’azione di lotta
Dentro e contro, dice Wu Ming. Dentro e contro, dico anch’io.
Paolo Nori pensa lo stesso e scrive cose sue su Libero. Pensa che parlare ai non ugual-pensanti sia una buona cosa. Lo pensava Pasolini. Lo penso anch’io.

Dice Wu Ming 1:

Negli ultimi anni, le polemiche “boicottomaniache” hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di “andarsene da Mondadori” non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell’immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l’ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.

Parlo tra me, per cercare di capire.
Mi chiedo: chi sono i lettori Mondadori? Chi sono i lettori Einaudi?
Risposta: sono vari. La maggior parte dei lettori italiani, comunque.
Bruno Vespa, Saviano, Wu Ming hanno gli stessi lettori? Sono intercambiabili, da poter pensare che se Saviano e Wu Ming vanno via da Mondadori, il loro posto possa esser preso dai Diari Di Ignazio LaRussa o dai Dolori Del Giovane Alfano?
Risposta: mi viene da dire no. Lo dico: no.
Riflessione: se Saviano, Vespa, Wu Ming cambiassero editore e passassero ad un altro dei grossi gruppi italiani, manterrebbero gli stessi lettori e venderebbero le stesse copie? Risposta: mi viene da dire si. Lo dico: si
Per la proprietà transitiva: cambiando un grosso editore con un altro grosso editore, i lettori non cambiano, né in genere, né in numero.
Dentro e contro, dice Wu Ming. Dov’è il contro in questo caso?
Wu Ming dice che l’accusa di Silvio B. a Saviano ha innalzato il livello del conflitto, proprio perché Silvio B. è il suo editore. Mi chiedo: sarebbe stato lo stesso se Saviano avesse pubblicato con Feltrinelli?
Risposta : si. Lo scontro, in questo caso, non è all’interno della casa editrice, ma all’interno della società italiana. Il dentro è più generale.

Penso ad un altro lavoro.

Mi immagino a lavorare all’Ilva di Taranto. Ho un salario. Provvedo, seppur in modo spartano, al sostentamento mio e della mia famiglia. Sono dentro, ma vorrei essere anche contro. Cosa faccio? Mi iscrivo al sindacato e lotto nella fabbrica per migliorare le condizioni di lavoro e per una riduzione dell’inquinamento da diossina. Ho poco successo. Sono scoraggiato. Vorrei essere fuori, o dentro in un altro modo.
Mi guardo attorno. Che possibilità ho?
Risposta: poche e non così facilmente percorribili. Resto dove sono. Dentro e un po’ contro. Vorrei essere altrove, ma non riesco a vedere un dove. Ho, in più, un margine di scelta molto ridotto.

Mi immagino, ora, manager di una compagnia petrolifera. Sono bravo, guadagno molti soldi e faccio guadagnare molti soldi alla mia azienda. Ma sono un marxista, sono dentro e vorrei esser contro. Il mio contro lo esercito all’esterno di quell’azienda. Partecipo a battaglie politiche antisistema. Parlo con le persone ed esprimo le mie idee anticapitalistiche, faccio azioni di lotta. Sono contro, ma mi sento troppo dentro a causa del lavoro che faccio. Decido che ho bisogno di uscire dal quel troppo dentro. Potrei licenziarmi, perché ho abbastanza soldi per vivere senza lavorare per il resto della mia vita e continuare il mio attivismo politico, o potrei andare a lavorare come manager in un’azienda che lavora nella produzione di energie alternative. Ho due scelte ugualmente percorribili. Rimanere dentro ed essere, con più forza, contro.

L’operaio è l’impiegato generico della Mondadori, lo scrittore esordiente, lo scrittore da 5000 copie, l’editor, la persona che ha un margine limitato di scelta.
Il manager invece è Saviano o Wu Ming o Saramago. Per intenderci, parlo delle possibilità di scegliere come bilanciare il proprio stare dentro e contro e non delle funzioni dei ruoli, sebbene sia i manager, sia gli scrittori di fama sono pagati dall’azienda in relazione ai ricavi che garantiscono.

Ancora Wu Ming:

Non siamo noi il corpo estraneo alla tradizione e al catalogo Einaudi, come non siamo noi ad avere corrotto Tizio o Caio, ergo non siamo noi che dobbiamo levare le tende. Mettiamola così: se qualcuno vuole trafugarmi o usurpare qualcosa, io non rinuncio fin da subito, non gli lascio tutto in mano e tanti saluti. Io cerco di lottare, di resistere. Se poi il rapporto di forza è schiacciante, prenderò un fracco di botte, ma almeno avrò tentato. E’ meglio prenderle dimenandosi che prenderle stando fermi.

Sono d’accordo. Salvare Einaudi dall’aggressione fascista è in teoria una buona cosa. Il fatto è che Einaudi non è sotto aggressione fascista. Il catalogo e la tradizione Einaudi non esisterebbero senza i suoi lettori che, si sa, nella maggioranza dei casi non sono fascisti. Se quei lettori decidessero di boicottare Einaudi, questa dovrebbe chiudere. Ma non si può chiedere ai lettori di boicottare ciò che amano, perchè sarebbe come boicottare se stessi. Qualsiasi richiesta di questo tipo, inoltre, sarebbe destinata a fallire. Non lo si può nemmeno chiedere ad uno scrittore qualunque, perché potrebbe non trovare un’alternativa adeguata, o potrebbe addirittura non trovarne nessuna, e anche qui sarebbe come boicottare sé stessi e le proprie idee.

Resta da dire che ogni antiberlusconiano, quando compra Einaudi o Mondadori, sa che i soldi che sta tirando fuori contribuiscono a finanziare l’Impresa Regime e si chiede quanto sarebbe bello se quei soldi potessero andare da qualche altra parte.
Sa anche che Einaudi o Modadori non esisterebbero se non garantissero quei soldi. Anche l’Impresa Regime è infatti consapevole delle contraddizioni del sistema e mai si sognerebbe di licenziare Saviano o di cambiare la linea editoriale Einaudi, tranne in rarissimi casi (vedi Saramago), perché significherebbe perdere i propri lettori e danneggiare l’azienda e la stessa Impresa Regime. Lo stare dentro e contro vale per tutti, si sa. Ma in questo stare contro c’è chi, avendo la possibilità di scegliere, ha il dovere di farlo in modo più forte, spostando l’ago della bilancia dal dentro al contro, non solo attraverso la sua scrittura, ma anche attraverso atti simbolici. Questi è lo scrittore popolare, colui che può, attraverso la sua azione pubblica, modificare l’esistente. In Italia, adesso, questo scrittore è Roberto Saviano. E’ per questo che si chiede a lui, quello che non avrebbe senso chiedere ad un altro.

Sono sulla cima di Albione e vedo tutto da molto lontano.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 4

18 Aprile 2010

Caro Roberto Saviano,

leggo nella lettera del 17 Aprile a Silvio B. parole senza forza.
Certamente, come tutti quelli che ti apprezzano come scrittore di impegno civile,
condivido le tue affermazioni di indipendenza e ti sono grato per averle ribadite ancora, ma per l’ennesima volta dici poco e non prendi una posizione definitiva sul “tuo” conflitto di interessi, che guardato attraverso uno specchio deformato ne ricorda un altro più tristemente conosciuto.

I tuoi libri, sappiamo, contribuiscono in maniera sostanziale alle tue finanze e agli enormi ricavi di Mondadori. Hai sempre inteso e lo ripeti anche in quest’ultima lettera, pur se con minore convinzione, la tua presenza nel gruppo come una battaglia di retroguardia per conservarne l’identita storica e l’importanza culturale per il paese: una partecipazione civile per onorare le centinaia di intellettuali che ci scrivono e ci lavorano e per dare merito e contribuire a mantenere in piedi con dignità il più importante gruppo editoriale italiano.

Capisco che ci si possa affezionare alle persone con cui si lavora, capisco che ci si possa affezionare all’idea di rimanere attaccati al gruppo per affermarne la forza e l’identità collettiva, ma sarebbe giusto, in questo momento ferocemente drammatico della storia italiana, uscire dall’illusione e rendersi conto che i soldi che tu metti nelle tasche di Silvio B. contribuiscono a finanziare le sue disinvolte campagne elettorali e il suo codazzo, a questo punto sterminato di porta borse, e che il Gruppo Mondadori è ormai un vago ricordo del gruppo che fu.

Dalla cima di Albione,

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 3

5 Aprile 2010

Qual è la differenza tra una democrazia e una dittatura?
Chi durante l’adolescenza avrà letto Charles Bukowski saprà che “in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.” Più o meno la stessa cosa avrà pensato il 35% degli italiani che domenica 28 e lunedì 29 marzo 2010 ha disertato le urne per le elezioni regionali.
Avranno cioè pensato che dare il voto a qualcuno che non li rappresenta nei loro desideri, bisogni e idee del mondo sarebbe stata una perdita di tempo o ancora peggio una delega a farsi dare ordini.
Fa parte di una visione estrema e in un certo senso adolescenziale considerare la democrazia con quel distacco ma non si può negare che in Italia il sistema democratico è lontanissimo da quella compiutezza di rappresentatività ed eguaglianza che la parola stessa evoca.
Prendiamo le elezioni in sé . Diciamolo chiaramente e senza indugi, le elezioni regionali italiane 2010 sono state illegali.
Per i motivi che Emma Bonino nelle ultime interviste esprime e cioè forti irregolarità procedurali e mancato rispetto del blocco dei programmi televisivi politici da parte di chi quel blocco l’ha deciso. Ma soprattutto per l’ assenza di un presupposto democratico nel paese e cioè il diritto dei cittadini ad essere informati attraverso mezzi di comunicazione liberi dal potere politico.
Se in un paese la stampa, l’editoria e la televisione non sono liberi e condizionano pesantemente con la ferocia, la slealtà e la falsità propagandistica tipiche delle dittature del XX secolo, le coscienze e l’orientamento politico del popolo, se anche l’organizzazione elettorale mantiene formalmente caratteri democratici, le elezioni nella sostanza non sono da considerarsi democraticamente valide perché pesantemente condizionate a tal punto da risultare corrotte e compromesse. Ripeto le elezioni regionali italiane del 2010 non sono da ritenersi democratiche e insieme a queste tutte le elezioni precedenti del quindicennio berlusconiano. L’Europa e le Nazioni Unite dormono e non leggono nè McLuhan nè i rapporti di Reporters sans frontieres, io sono sulla cima di Albione e vedo tutto da molto lontano.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 2

5 Aprile 2010

Abbiamo cacciato i nazisti e cacceremo anche questi.
L’ho detto oggi in un caffè.
La mia amica uruguayana ha sorriso.
L’Italia è sotto invasione e il 25 Aprile è dietro l’angolo.
Questo l’ho sognato stanotte forse.
La notte sogno senza ricordare. Mi sveglio con il cuore che batte velocissimo e il pene in erezione. Vaghe immagini di guerra. So che il cappio attorno al collo provoca un’erezione.
La notte di San Lorenzo.
Associo cercando di capire quello che succede là fuori. Sono sulla cima di Albione e vedo tutto da molto lontano.
Woody Allen suona Bella Ciao al clarinetto. Questo è un segno.

Cosimo K

___________________________________________________________________________

Lettera 1

2 April 2010

Sono sulla cima di Albione e vedo tutto da molto lontano.
Mi faccio un’idea davanti allo schermo. Idea di tragedia.
La mia tragedia.
I clerico fascisti marciano su Roma con le camice verdi e blu.
Il popolo ride nei bar. Il popolo è grasso e infelice.
La vecchia schedina del totocalcio non esiste più.
Dopo le lucciole tutto segue il destino deciso da te.
Non è la stessa cosa salvare la messa in latino e proteggere l’integrità di Sacra Romana Chiesa dai desideri repressi tuoi e dei tuoi. Non è con la paura di perdere il primato che manterrai il primato.
Guardali i tuoi alleati in tempore! Tolgono pillole dagli scaffali e li riempiono di boccette piene di merda. Merda padana, merda televisiva, merda architettonica.
Se tu e i tuoi amici seminaristi accettaste di essere quello che siete rendereste le chiese luoghi umani e non lascereste degli idioti cantare nei cori canzoni disumane.
Ciò che semini raccoglierai. In verità ti dico che se non salverai la chiesetta di campagna non ti salverai. Che se continuerai a dare a Cesare quel che è di Cesare non ti salverai. Che se dirai il falso su di te e sui tuoi desideri non ti salverai.
Sono sulla cima di Albione e continuo a vedere tutto da molto lontano.

Cosimo K